Litoranea di Pontecagnano Salerno (Italy)
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Basilica di S.Paolo
Maggiore
La
basilica paleocristiana fu edificata nell'VIII secolo per celebrare la
vittoria dei Napoletani sui Saraceni.
Si eleva, in posizione scenografica, al sommo della seicentesca scalinata,
dominando l'intera piazza San Gaetano.
Fu costruita sul sito in cui si apriva originariamente il foro greco-romano, sui
ruderi dell'antico tempio dei
Dioscuri, di cui aveva la
stessa ampiezza e ne conservava il portico ed il timpano.
Nel 1538, la chiesa paleocristiana fu affidata ai Chierici Regolari Teatini
presenti a Napoli dal 1532 con il loro fondatore San Gaetano Thiene, da cui
prende appunto nome la piazza in cui si trova. La stessa basilica viene anche
detta di San Gaetano.
Dal 1583, diedero inizio ad alcune trasformazioni: dapprima il transetto,
l'abside e la nuova navata sotto la direzione dell'architetto teatino Francesco
Grimaldi e dal 1588 al 1589 seguiti da Giovan Battista Cavagna.
La chiesa fu costruita inizialmente ad unica navata, ma dal 1626 al 1630
l'interno fu trasformato ed ampliato grazie all'opera di Giovan Giacomo di
Conforto, che aggiunse le due
navate minori e le
cappelle laterali.
Nel 1671, la facciata della chiesa fu ampliata e collegata al pronao del tempio
pagano eliminando la distanza tra i due edifici precedentemente sistemata a
giardino.
L'ampliamento ed alcuni crolli avvenuti a causa del terremoto del 1688 portarono
ad interventi sulla facciata ad opera di Arcangelo Guglielmelli, che inglobò nel
prospetto due colonne corinzie dell'antico tempio romano ai lati dell'ingresso,
uniche superstiti di otto colonne, che furono legate alla facciata per mezzo di
due architravi.
La facciata fu
modificata poi di nuovo,
nella seconda metà del Settecento.
Ai lati della colonne sono presenti in due nicchie le statue dei Santi Pietro
e Paolo.
Priva
di cupola, è a croce latina, a tre navate con cappelle laterali ed abside
poligonale, fiancheggiata da due cappelle. Le navate minori presentano
un'alternanza di cupolette ellittiche e di volte a crociera.
Nella facciata interna, Santolo Cirillo, nel 1737, rappresentò la Dedicazione
del tempio di Salomone.
Sulla sinistra del presbiterio, è presente la cappella Firrao (la cui
impostazione complessiva si deve al Fanzago), elegantemente decorata da tarsie
marmoree tra il 1640 ed il 1642; conserva due sculture di Giulio Mencaglia
raffiguranti la Madonna delle Grazie e Antonino Firrao posto sulla
destra, mentre sulla sinistra il ritratto di Cesare Firrao è opera di Giuliano
Finelli, collaboratore del
Bernini a Roma.
Nella navata destra, c'è l'ingresso al succorpo di San Gaetano ed all'ipogeo
che fu disegnato da
Francesco Solimena
all'inizio del XVIII secolo e da lui affrescato.
L'altare maggiore del presbiterio è del teatino Anselmo Cangiano così come il
ciborio di pietre rare, a forma di tempietto, che fu realizzato da Raffaele
Mytens, detto il Fiammingo.
Nella volta della navata centrale, si conserva in stato frammentario uno
stupendo ciclo di affreschi tra i più importanti di
Massimo Stanzione del
1644, gravemente danneggiati durante i bombardamenti del 1942, raffiguranti le
gesta degli apostoli Pietro e Paolo.
Nella sagrestia, è presente un ciclo pittorico tardo barocco affrescato da
Francesco Solimena negli anni 1689-90, la Caduta di Simon Mago e la
Conversione di San Paolo, nelle due pareti di fondo, e le Allegorie delle
Virtù, nella volta.
Nell'antisagrestia, un gruppo marmoreo dell'Angelo Custode, opera di
Domenico Antonio Vaccaro, che può considerarsi tra le più importanti
realizzazioni scultoree del Settecento napoletano, databile tra il secondo ed il
terzo decennio del secolo.