Litoranea di Pontecagnano Salerno (Italy)
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Chiesa di S.Maria la Nova
La
nascita di questa chiesa risale al momento in cui Carlo d'Angiò, scelto il luogo
di costruzione di Castelnuovo, fece eliminare il convento francescano e la
chiesa di S. Maria ad Palatium che sorgevano in quell'area. In cambio i Frati
minori ottennero un terreno poco distante dove poterono riedificare il complesso
conventuale e, nel 1279, la chiesa di Santa Maria la Nova, così intitolata per
distinguerla da quella ormai distrutta.
Dell'edificio angioino però nulla rimane, perchè subì un totale rifacimento, a
partire dal 1596, a cura di Giovan Cola di Franco. L'interno fu restaurato poi
nell'Ottocento dal Travaglini ed una parte del complesso demolita durante i
lavori di Risanamento.
La facciata a due ordini e la pianta a croce latina con abside rettangolare
l'avvicina a molte altre chiese cinquecentesche napoletane. Preesistente alla
Chiesa e ad essa annesso è il Cappellone di S. Giacomo della Marca, uno dei più
interessanti complessi architettonici rinascimentali di Napoli. Ampliato nel
1504 dal vicerè Consalvo da Cordova e restaurato da Cosimo Fanzago tra il 1634 e
il 1646, conserva sulla volta affreschi di Massimo Stanzione. La navata della
chiesa è dominata dallo splendido soffitto a cassettoni in legno dorato, adorno
di 46 dipinti eseguiti fra il 1598 e il 1603 dai principali artisti napoletani
dell'epoca, fra cui Francesco Curia, Girolamo Imparato, Fabrizio Santafede e
Belisario Corenzio.
S.
Maria la Nova è ricca di opere d'arte. Si può ammirare ciò che resta degli
affreschi eseguiti da Battistello Caracciolo nel 1624, il complesso Retablo
ligneo di Giovanni da Nola oppure la tela di Marco Pino, raffigurante la
Crocifissione. Nel transetto è il Sepolcro del Cardinale Galeazzo Sanseverino,
attribuito alla bottega di Pietro da Milano e datato 1477, che come il monumento
Miroballo in S. Giovanni a Carbonara replica lo schema dell'arco di Castelnuovo.
L'altare maggiore fu realizzato da collaboratori del Fanzago su disegno di
quest'ultimo, mentre l'abside è affrescata con dipinti quattrocenteschi,
restaurati da Belisario Corenzio. Nel vano di passaggio al chiostro piccolo sono
i due leggendari Putti che Luca Giordano, all'età di appena otto anni, avrebbe
affrescato al posto del padre.
Dell'antico complesso conventuale fanno parte anche due bei chiostri e l'ex
Refettorio, in cui si conservano l'Andata al Calvario di Andrea da Salerno (1514
circa) e gli affreschi di Francesco da Tolentino